Le nostre risposte2021-07-07T14:37:02+02:00

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In questa pagina puoi trovare le risposte a tutte le domande che Ambyenta Lazio ha ricevuto da parte degli utenti.

Come sarà utilizzato il biometano prodotto?2021-05-14T15:55:29+02:00

Il biometano è un combustibile identico al metano fossile che sostituisce, e garantisce una mobilità sostenibile interamente proveniente da fonti rinnovabili. Il biometano prodotto verrà immesso, tramite un gasdotto dedicato, nella rete di trasporto del gas naturale gestita da SNAM.

In questo modo si eviterà la produzione di nuove emissioni dovute al traffico veicolare per il trasporto del metano.

L’attuazione del progetto permetterà di immettere ogni anno nella rete SNAM un biocarburante con un quantitativo di energia equivalente a quella prodotta da 6.806 tonnellate di petrolio.

Quanti e che tipo di rifiuti tratterà l’impianto?2021-05-14T15:54:47+02:00

L’impianto tratterà rifiuti provenienti dalle raccolte differenziate della frazione organica del rifiuto solido urbano, dall’industria agroalimentare e dalla manutenzione del verde.
La potenzialità complessiva prevista per l’impianto è di 120.000 tonnellate/anno, di cui 100.000 tonnellate di rifiuti organici e 20.000 tonnellate provenienti dalla manutenzione del verde.
La frazione organica del rifiuto solido urbano (FORSU) è il materiale ottenuto dalla raccolta differenziata dell’umido: residui di cibo o preparazioni alimentari e frazioni assimilabili.

Il progetto risponde alle esigenze del comprensorio o per esso è sovrabbondante?2021-05-17T09:20:29+02:00

Il progetto è conforme ai piani di programmazione di gestione del territorio e dei rifiuti, che tendono a garantire l’autosufficienza per la gestione dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti derivanti dal loro trattamento a livello di ATO.

La realizzazione dell’impianto proposto consentirà di trattare parte dei rifiuti organici (F.O.R.S.U. – frazione organica da raccolta differenziata) prodotti nell’ambito della Provincia di Roma e della Regione Lazio, con specifico e prioritario riferimento alla F.O.R.S.U. raccolta nel comune di Civitavecchia, che attualmente sono dirottati verso impianti situati al di fuori della Regione Lazio. Trattare questi rifiuti nell’impianto consentirà un risparmio in termini di costi per le amministrazioni pubbliche e un minore impatto ambientale grazie a tragitti di percorrenza più corti (minori rischi legati al trasporto, minori impatti legati alle emissioni dei gas di scarico, etc.).

L’impianto produrrà emissioni inquinanti (con conseguenze su aria e clima ad esempio)?2021-05-14T15:59:07+02:00

Conformemente alle BAT di settore – ossia le migliori tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione disponibili riportate nei documenti di riferimento costantemente aggiornati dalla Commissione Europea – le scelte progettuali permettono di evitare locali situazioni sfavorevoli che potrebbero crearsi.

Sono stati inoltre previsti sistemi di abbattimento e ciascun punto di emissione è stato studiato per favorire la aerodispersione di ogni inquinante e odore residuo: le emissioni in atmosfera legate all’attuazione del progetto sono tali da avere un impatto minimo e costantemente monitorato così da non modificare significativamente lo stato della qualità dell’aria locale.

 

 

 

Si è tenuto conto del rischio idraulico? E sono state progettate idonee misure volte a mitigare l’impatto sul regime delle acque di falda?2021-05-14T15:59:50+02:00

Possiamo considerare l’impatto dell’impianto sull’idrosfera di livello nullo/trascurabile.

Nell’area direttamente interessata dal progetto non sono presenti corsi d’acqua di rilevante importanza: Fosso del Prete è, come distanza minima, a 700 metri, in condizioni di assoluta sicurezza per quanto concerne eventuali fenomeni erosivi o di esondazione.

Per minimizzare gli impatti sul sistema idrosfera sia in termini di emissioni che di prelievi idrici, tutte le tipologie di acque e dei reflui liquidi prodotti all’interno dell’impianto saranno gestite in maniera distinta in funzione delle loro caratteristiche: i flussi saranno raccolti in maniera separata e trattati con le migliori tecnologie presenti sul mercato.

In fase di esercizio dell’impianto, sono anche previsti interventi di mitigazione per la protezione e la gestione delle risorse idriche:

  • tutte le acque conferite tramite le biomasse in ingresso saranno depurate e riutilizzate per le necessità interne;
  • saranno raccolte in maniera adeguata e differenziata le acque di pioggia che cadono sulle varie porzioni dell’impianto e gestite in conformità alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque.
Quale sarà l’impatto del nuovo impianto sul traffico veicolare della zona?2021-05-14T15:56:47+02:00

Si prevede un impatto minimo, ampiamente sotto i valori limite di qualità dell’aria previsti dalla normativa. Considerando la presenza di importanti vie di comunicazione che collegano l’area in cui sorgerà l’impianto alle arterie nazionali e locali di trasporto, si eviterà il transito dei mezzi all’interno dei centri abitati.
Inoltre, la scelta della tecnologia di digestione anaerobica (di tipo WET) eviterà movimentazioni di rifiuti: a partire dallo scarico della frazione organica infatti, grazie a pretrattamenti che fluidificano il rifiuto, tutti i processi sono svolti all’interno di serbatoi chiusi e tubazioni.
La produzione di biometano e la sua immissione nella rete Snam nazionale, tramite gasdotto di nuova realizzazione, eviterà anche il traffico dovuto al trasporto del metano.

In più, evitando il trasporto verso Regioni del Nord Italia (principale destinazione della frazione umida laziale non gestita in situ) di 100.000 tonnellate/anno di rifiuti organici prodotti nel Lazio e le relative emissioni dei mezzi di trasporto necessari, il bilancio ambientale sarà decisamente positivo.

L’impianto accoglierà anche rifiuti industriali o differenti da quelli provenienti dalle raccolte differenziate della frazione organica del rifiuto solido urbano e dalla manutenzione del verde?2021-07-30T12:12:07+02:00

I rifiuti che saranno conferiti all’impianto saranno al 100% materiali organici rinnovabili: principalmente rifiuti organici provenienti dalle raccolte differenziate dei rifiuti solidi urbani (cosiddetta FORSU), dalla manutenzione del verde e rifiuti dell’industria agroalimentare che per caratteristiche fisiche, chimiche e merceologiche sono del tutto analoghi o assimilabili ai rifiuti organici urbani; tutte le biomasse in ingresso saranno conformi alla produzione di biometano.

La potenzialità complessiva prevista per l’impianto è di 120.000 tonnellate/anno, di cui 100.000 tonnellate di rifiuti organici provenienti principalmente dalla raccolta dell’umido e 20.000 tonnellate provenienti dalla manutenzione del verde.

L’impianto utilizzerà o intaccherà la falda acquifera?2021-07-30T12:13:45+02:00

Tutte le acque di processo saranno gestite internamente e trattate con un processo di depurazione  al fine di essere riutilizzate per le necessità interne. Per l’impianto di Civitavecchia abbiamo scelto infatti di limitare il prelievo di acqua all’acquedotto e di riutilizzare tutte le acque che  vengono conferite tramite le biomasse in ingresso ovviamente dopo la loro depurazione.

In fase progettuale è stato anche previsto che tutti i processi, compreso lo scarico dei rifiuti in ingresso, avvengano in bacini impermeabili ed all’interno di edifici chiusi con raccolta delle percolazioni per successivo invio all’impianto di trattamento oppure in serbatoi chiusi ed ermetici. Il sistema fognario è separato con reti dedicate per reflui tecnologici, acque di prima pioggia, acque bianche provenienti dalle coperture ed infine reflui civili.

L’impatto sulla componente idrosfera legato dai prelievi idrici è pertanto da considerarsi nullo.

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